da circoloPD » venerdì 12 marzo 2010, 17:37
Pubblichiamo la posizione dei tre candidati consiglieri alla Regione Emilia Romagna sul ritorno al nucleare.
Intervento di Marco Carini
Questo nucleare non fa per noi: la strada giusta è nel piano energetico regionale
Su un tema delicato come quello del ritorno all’energia nucleare, credo che vadano evitate – afferma Marco Carini - sia le posizioni ideologiche, sia quelle improntate alla demagogia. Sono invece considerazioni di natura pratica che mi spingono a rigettare senza riserve la prospettiva che sta portando avanti questo governo”.
“Il mio no al nucleare deriva innanzitutto dalla consapevolezza che una scelta come quella in esame non possa essere compiuta senza dare adeguata voce in capitolo alle popolazioni direttamente interessate. Oggi la priorità per noi piacentini è la risoluzione definitiva dei problemi connessi al “vecchio” nucleare abbandonato da più di 20 anni: centrali come quella di Caorso sono ancora al dieci per cento circa di decommissioning e non dimentichiamo che deve ancora essere localizzato un deposito geologico o, almeno, uno temporaneo di superficie per le scorie”.
“In questo quadro, il “nuovo” nucleare che il governo intende calare dall’alto è una tecnologia antieconomica e avulsa da una vera strategia energetica funzionale allo sviluppo del paese. Questo nucleare di terza generazione non ci conviene e non riuscirebbe neppure a dare lavoro alle imprese nazionali. Credo che la vera alternativa per dare un futuro energetico sostenibile risieda nel Piano Energetico Regionale già in fase di attuazione e che colloca l’Emilia Romagna al primo posto nel nostro paese per lungimiranza. Un piano che consentirà una diffusione massiccia del fotovoltaico, come nelle regioni più avanzate in Europa e permetterà di raggiungere i livelli di efficienza energetica della Germania. Sul fronte della produzione la strada indicata è quella di sviluppare i settori del solare, eolico, idroelettrico, la geotermia, le biomasse, e gli impianti di “generazione distribuita” ad alta efficienza basati sulla tecnologia della cogenerazione di piccola taglia e del teleriscaldamento”.
Intervento di Patrizia Calza
“NO AL RITORNO AL NUCLEARE"«Il ritorno al nucleare? Una scelta eticamente sensibile che deve essere affrontata con particolare attenzione».
Ribadisce così il proprio «no» all’atomo il candidato del partito democratico al Consiglio regionale Patrizia Calza. «Come avevo già avuto modo di far presente nelle scorse settimane – continua la Calza – ritengo che il destino di Caorso debba essere quello della dismissione, senza ripensamenti. Comprendo gli interessi in gioco, i potenziali investimenti connessi al ritorno al nucleare, gli effetti in campo economico ed occupazionale. Tuttavia ritengo che, come nelle altre, soprattutto in questa materia, dovrebbero essere assunte scelte “eticamente responsabili”.
E quindi si dovrebbe per esempio riflettere sul fatto che nel settore del nucleare siamo di fronte alle stesse difficoltà di un quarto di secolo fa. Lo stesso Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, si pone diversi quesiti. Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per costruire una centrale occorrono almeno dieci anni? Che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr (ovvero il nucleare di terza generazione-plus) e preferiscono ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne dei nuovi? Che il nucleare di quarta generazione, ritenuto davvero più affidabile e sicuro sarà disponibile forse solo fra vent’anni?
Porsi queste domande significherebbe fare del ritorno al nucleare una questione eticamente sensibile, tale da meritare decisioni che siano frutto di responsabilità morale. Del resto la salute dei cittadini è un bene primario. E, come tale, deve essere tutelato».
Intervento di Paolo Botti
Come candidato al consiglio regionale, esprimo la mia netta contrarietà al ritorno del nucleare a Caorso, in Emilia-Romagna e sull’intera penisola italiana. Una posizione non pregiudiziale, ma maturata attraverso una lucida analisi di costi e benefici contestualizzata anche all’attuale scenario economico.
Il nucleare di terza generazione su cui vuole investire il Governo è già vecchio, economicamente insostenibile e pericoloso. Chi promette, con il ritorno al nucleare, un risparmio sui costi delle bollette per imprese e famiglie o è male informato, o è in malafede.
In realtà, è vero il contrario. Senza un forte sostegno pubblico, l’attuale nucleare non è competitivo e i costi per finanziarlo ricadrebbero proprio sulle tasche degli italiani, che già oggi pagano ancora oltre 400 milioni di euro sulle bollette elettriche per smaltire le scorie delle vecchie centrali.
Le già pesanti controindicazioni di carattere tecnico/economico, vanno poi a sommarsi con le valutazioni politiche sulla linea del Governo. L’esecutivo ha preso l’ennesima iniziativa unilaterale, calpestando le competenze delle regioni e un referendum popolare che aboliva il nucleare nell’87, dimostrando ancora una volta di sbandierare il federalismo solo come argomento di propaganda. Non a caso il Governo ha atteso il dopo elezioni per dire dove e come vorrebbe realizzare le centrali nucleari.
Per questo sostengo la scelta del presidente Vasco Errani di iscrivere l’Emilia-Romagna tra quelle 11 regioni italiane che hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale e considerano il decreto 99/2009 incostituzionale, visto che prescinde del tutto dallo spirito del titolo V della Costituzione che regola le competenze di Stato e Regioni.
I cittadini oggi hanno bisogno di trasparenza e di scelte che tengano conto dei loro reali interessi, a maggior ragione in un momento di crisi come quello attuale, in cui è necessario puntare su misure che creino risultati a breve termine, oltre a garantire competitività economica e aumento occupazionale.
L’Emilia-Romagna, come del resto l’Italia, ha bisogno di puntare sulla produzione energetica ricavata da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomasse e idroelettrica), e soprattutto di ottimizzare l’efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente, oltre a favorire la creazione di nuove filiere produttive per una resa efficiente degli impianti.
Quella della cosiddetta Green economy, è una scelta di soli vantaggi: da un lato si scommette sulla crescita intelligente dell’economia, dall’altro si tutela il rispetto ambientale e la qualità della vita, nostra e dei nostri figli.
Sul mio territorio, quello della provincia di Piacenza, ho già lanciato una sfida concreta per i prossimi cinque anni: riuscire a tradurre il nostro primato di polo energetico regionale per la produzione “tradizionale”, in quello di città capofila dell’energia pulita emiliano-romagnola.
PD Pontedell'Olio, Circolo Marcello Chiesa